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Traffico marittimo e collisioni con cetacei

 

Nel Mar Mediterraneo una delle principali cause di morte di origine antropica per la balenottera comune (Balaenoptera physalus) e il capodoglio (Physeter macrocephalus) è rappresentata dalle collisioni con le imbarcazioni.

Ogni anno, 220.000 navi di oltre 100 tonnellate solcano le acque del Mediterraneo e circa il 30% del traffico marittimo internazionale complessivo origina o è diretto a 300 porti mediterranei. Questi numeri sono destinati a crescere. Il solo bacino Corso-Ligure-Provenzale è attraversato giornalmente da più di 9.000 imbarcazioni tra navi da carico, aliscafi, traghetti, motoscafi, barche da whale watching, pescherecci, navi militari etc.

La probabilità di collisione dipende dal tipo di imbarcazione. Le navi coinvolte più spesso in incidenti con i grandi cetacei sono di solito quelle che percorrono delle tratte lunghe, come i traghetti, i cargo e le navi da crociera. Questo tipo di navi navigano spesso con il pilota automatico, di giorno e di notte.

 

Figura 1. Numero di balenottere comuni che hanno subito una collisione divise in base al tipo di imbarcazione e al tipo di danni riportati. Il grafico è stato realizzato su un campione di 58 collisioni (da Laist et al. 2001).

 

Il maggior numero di incidenti si verifica nei mesi estivi, a causa dell'aumento del traffico marittimo e in particolare di traghetti turistici e imbarcazioni private ma anche delle navi commerciali.

 

Figura 2. Frequenza mensile delle collisioni che sono state fatali per gli animali coinvolti. Dati raccolti tra il 1972 e il 2001, per un totale di 43 balenottere comuni. Tra aprile e settembre le vittime di collisioni sono state 33, 10 invece il numero di incidenti fatali tra ottobre e marzo (da Panigada et al. 2006).

 

Dal momento che i cetacei non vengono rilevati dai radar, la probabilità di notare la loro presenza è molto bassa. Per questo motivo, almeno di giorno, è fondamentale che ci sia sempre almeno un osservatore che controlli di non avere cetacei in rotta di collisione, e che possa avvertire tempestivamente per virare e evitare l'animale.

L'intenso traffico marittimo, oltre al rischio delle collisioni, è responsabile anche di una serie di problemi tra cui inquinamento, rumore e degrado dell'habitat.

Le due specie di cetacei che in Mediterraneo sono principalmente soggette alle collisioni con motoscafi, navi e traghetti sono quelle di maggiori dimensioni: la balenottera comune che può raggiungere i 24 m di lunghezza e il capodoglio che può arrivare fino a 18 m.

Questi animali, come tutti i cetacei, emergono per respirare e possono rimanere in superficie per periodi abbastanza lunghi. Questo comportamento, unitamente all'enorme mole che rallenta i tempi di reazione e i movimenti, è tra le cause che concorrono a rendere queste due specie più soggette alle collisioni.

Per quanto questi animali siano grandi, le navi di grossa stazza difficilmente si accorgono di aver investito un animale. A volte invece può capitare che gli equipaggi delle navi non sappiano di dover segnalare l'accaduto, di conseguenza le collisioni rimangono spesso non registrate.

I cetacei spesso non sopravvivono o riportano gravi ferite, ma il problema può riguardare anche le imbarcazioni stesse e i passeggeri.Se le navi di grossa stazza non corrono pericoli e l'impatto con un cetaceo può non essere avvertito, per le imbarcazioni più piccole il rischio diventa serio. Pensiamo per esempio a quali possano essere le conseguenze per le persone e per l'imbarcazione dell'impatto tra una balenottera comune di 20 metri e un motoscafo della stessa lunghezza. Elaborare strategie di mitigazione per ridurre il rischio di collisione non ha quindi solo la funzione di tutela dei cetacei ma serve anche a garantire la sicurezza dei naviganti.

 

Per maggiori informazioni:

Dobler J.P. 2002. Analysis of shipping patterns in the Mediterranean and Black seas. CIESM. Alien marine organism introduced by ships in the Mediterranean and Black seas. CIESM Workshop Monographs 20:19-28.

Laist D.W., Knowlton A.R., Mead J.G., Collet A.S., Podestà M. 2001. Collisions between ships and whales. Marine Mammal Science 17(1):35-75.

Panigada S., Pesante G, Zanardelli M, Capoulade F., Gannier A., Weinrich M.T. 2006. Mediterranean fin whales at risk from fatal ship strikes. Marine Pollution Bulletin 52:1287–1298.

SCOT. 2004. Etude du trafic en Méditerranée nord-occidentale. Rapport DT/TRA/03-363.

 

 

Analisi sui dati disponibili

 

Balenottera comune

Sono state esaminate le carcasse di 287 balenottere comuni trovate spiaggiate lungo le coste del Mediterraneo o alla deriva, avvistate e segnalate dalle imbarcazioni. Di queste 46 (16%) sono risultate morte a causa di ferite riportate dopo la collisione con un’imbarcazione. Tra il 1972 e il 2001, 43 balenottere comuni sono state vittime di una collisione, con una media di 1,43 animali all'anno. Inoltre su un campione di 383 balenottere comuni foto identificate, 9 (2,4%) mostrano cicatrici direttamente riconducibili a collisioni.

Questi numeri sono chiaramente molto preoccupanti, considerando inoltre che solo una parte delle collisioni viene segnalata e che spesso, gli animali colpiti e uccisi in acque lontane dalla costa, affondano senza quindi poter essere ritrovati e registrati. Questi numeri sono infatti, con ogni probabilità, una sottostima e le balenottere comuni e i capodogli morti o feriti in conseguenza a una collisione in realtà sono molti di più.

Disporre di un database sempre più aggiornato e completo e riuscire a reperire dati relativi anche a collisioni avvenute in passato è quindi molto importante per avere una stima più verosimile dell'effettivo numero di collisioni e dell'impatto che esse hanno sulle popolazioni di cetacei del Mediterraneo.

Dalle analisi svolte in tutto il Mediterraneo emerge inoltre che le zone del bacino Corso-Ligure-Provenzale, del Golfo del Leone e delle acque limitrofe sono quelle con il più alto rischio di collisioni (Fig. 3), in quanto la maggior parte degli incidenti si sono verificati proprio in questo tratto di mare, nel quale si trova anche il Santuario Pelagos per i mammiferi marini.

 

Figura 3. Percentuale di collisioni nelle diverse aree del Mar Mediterraneo occidentale (da Panigada et al. 2006).

 

Soprattutto nei mesi primaverili ed estivi nel Santuario Pelagos si registra un'alta presenza di balenottere comuni, che qui si recano per alimentarsi, alla ricerca dei banchi di krill, i piccoli crostacei della specie Meganyctiphanes norvegica di cui si cibano - presente in concentrazioni particolarmente alte in queste acque.

Il fatto che l'area del Santuario Pelagos sia stata riconosciuta come sito di alimentazione delle balenottere comuni è stato proprio uno dei motivi che hanno indotto l'Istituto Tethys a proporre un progetto per l'istituzione di un'area marina protetta, successivamente divenuta il Santuario Pelagos.

 

Capodoglio

Per questa specie il maggior numero di dati relativo alle collisioni proviene dal Pelagos Cetacean Research Institute, che opera in Grecia, e dai dati raccolti tra il 1997 e il 2007. Le stime indicano che 1,4 capodogli all'anno in media si spiaggiano sulle coste greche e di questi il 70% mostra evidenti segni di collisione.

Cicatrici riconducibili a impatti con imbarcazioni sono inoltre frequenti in animali vivi fotografati nella Grecia ionica, nonché nella parte occidentale del Mediterraneo fino allo Stretto di Gibilterra.

L'area dello Stretto di Gibilterra è, infatti, una delle zone del Mediterraneo con maggiore abbondanza di cetacei, tra i quali i capodogli. A causa dell'abbondante traffico marittimo che interessa questo tratto di mare spesso i capodogli sono soggetti a collisioni. Per questo motivo sono state proposte dai ricercatori alcune misure di precauzione al fine di evitare il più possibile gli incidenti. Queste strategie - approvate dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell'Ambiente spagnoli - invitano i naviganti a prestare particolare attenzione durante i passaggi nelle zone ad alto rischio, mantenendo una velocità ridotta. 

 

Per maggiori informazioni:

Frantzis A., Swift R., Gillespie D., Menhennett C., Gordon J., Gialinakis S. 1999. Sperm whale presence off south-west Crete, Greece, western Mediterranean. European Research on Cetaceans 13:214-217.

Notarbartolo di Sciara G., Agardy T., Hyrenbach D., Scovazzi T., Van Klaveren P. 2008. The Pelagos Sanctuary for Mediterranean marine mammals. Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems 18:367-391.

Notarbartolo di Sciara G., Hyrenbach D., Agardy T. 2007. The Pelagos Sanctuary for Mediterranean marine mammals: case study. Available at http://ncep.amnh.org/

Panigada S., Pesante G, Zanardelli M, Capoulade F., Gannier A., Weinrich M.T. 2006. Mediterranean fin whales at risk from fatal ship strikes. Marine Pollution Bulletin 52:1287–1298.

 

 

Conservazione

 

Il problema delle collisioni è ancora più grave se si pensa che balenottera comune e capodoglio sono specie inserite nella Red List dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) rispettivamente come In pericolo (Endangered) e Vulnerabile (Vulnerable).

Per quanto riguarda le popolazioni che vivono e si riproducono in Mediterraneo, il capodoglio è considerato Endangered mentre per la balenottera comune i dati a disposizione sono considerati insufficienti a definirne lo stato di conservazione (Data Deficient).

Sia la balenottera comune sia il capodoglio del Mediterraneo compiono l'intero ciclo vitale all'interno del bacino e i contatti con gli individui atlantici sono scarsi. Generazione dopo generazione le popolazioni si differenziano geneticamente. È quindi fondamentale adottare opportune strategie di conservazione affinché questi animali possano sopravvivere.

 

Per maggiori informazioni:

Notarbartolo di Sciara G., Zanardelli M., Jahoda M., Panigada S., Airoldi S. 2003. The fin whale, Balaenoptera physalus (L. 1758), in the Mediterranean Sea. Mammal Review 33(2):105-150.

Reeves R., Notarbartolo di Sciara G. (compilers and editors). 2006. The status and distribution of cetaceans in the Black Sea and Mediterranean Sea. IUCN Centre for Mediterranean Cooperation, Malaga, Spain. 137 pp.

 

 

Il contributo dell'Istituto Tethys

 

L'Istituto Tethys, grazie a un finanziamento ricevuto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con ACCOBAMS e IWC, sta elaborando una serie di misure di mitigazione per ridurre i rischi di collisione tra imbarcazioni e grandi cetacei in Mediterraneo. Fra queste c'è l'ampliamento della banca dati sulle collisioni, cercando di reperire anche segnalazioni di incidenti avvenuti in passato. Questo è importante al fine di effettuare stime attendibili sull'entità del problema. Inoltre, vengono raccolte informazioni sul traffico marittimo e sul numero e tipologia di imbarcazioni che solcano le acque del Mediterraneo.

 

 

Cosa puoi fare

Se hai assistito o hai avuto notizie di una collisione puoi segnalarla all'Istituto Tethys compilando l'apposita Scheda di Segnalazione oppure chiamando il numero +39 02 72001947.

Se avvisti un cetaceo ferito o con cicatrici di una collisione per piacere fai delle fotografie o dei filmati e prendi la posizione dell'avvistamento. Poi fai la segnalazione compilando la scheda online.